Pubblicato nella categoria
Counseling,
Educazione Prenatale in data:
febbraio 14, 2010
Concepire: incrocio tra il latino “concipere” e l’italiano “capire”; essere contenuto; recita il dizionario etimologico.
Il figlio nasce dal pensiero dei genitori e ne diventa eco e ritratto prendendo un posto importante nella mente; posto che va spesso ad usurpare quello del bambino reale. La fantasia di mamma e papà difficilmente è ferma al neonato in culla; il bimbo concepito (anche solo virtualmente) è già calciatore o ballerina, ha futuro brillante, suonerà il pianoforte.
Non è ferma certo, la mente, alla difficoltà di allattare, alle coliche, ai pannolini, alla stanchezza del post partum. Nella frenesia degli acquisti per il nascituro, tra “trio” carrozzine e completini di pochi centimetri il ruolo genitoriale si perde.
Leggi tutto »
Pubblicato nella categoria
Pedagogia in data:
febbraio 5, 2010
Il Ministero della Salute in collaborazione con l’Unicef, la Regione Veneto e la Federazione Italiana Medici Pediatri (fimp) ha promosso una campagna per la promozione della salute nei primi anni di vita, coinvolgendo le famiglie in un progetto che ha preso il nome di Genitoripiù estendendolo poi in tutto il territorio nazionale.
Leggi tutto »
Pubblicato nella categoria
Incontri,
Pedagogia in data:
gennaio 14, 2010
Da ottobre è iniziato un percorso di lettura nella Scuola dell’Infanzia “Giacomo Guastavino” di Varazze con i bambini delle quattro sezioni suddivisi in fasce d’età.
Ogni mercoledì mattina con l’ausilio delle maestre viene disposto in ogni aula uno spazio in cui i bambini mi accolgono in cerchio per la lettura ad alta voce di una fiaba o di un racconto, a cui segue un percorso di rielaborazione della storia attraverso il gioco, il disegno, la lettura delle immagini. Il laboratorio è strutturato in modo che i bambini possano contattare non solo la dimensione cartacea o quella dei contenuti o delle illustrazioni del libro, ma abbiano l’opportunità di confrontarsi mettendosi in gioco, valorizzando le sensazioni, le riflessioni e le proprie emozioni producendo “frutti” dalla propria lettura, che verranno in seguito condivisi con la famiglia.
Nella scuola la lettura è sempre stata usata dagli insegnanti come attività funzionale e strumentale, per l’utilità pratica che ne può derivare nella scrittura e nella corretta espressione, ma rimane da approfondire e rivalutare il semplice “piacere del leggere”.
Si spiegano così i dati che segnalano una progressiva disaffezione alla lettura nei giovani fino ai 14 anni, evidenziando che il 56,6% delle famiglie italiane dichiara di avere in casa meno di 25 libri il 23% afferma di non averne alcuno.
Più si legge, più si entra in possesso delle conoscenze e, nel contempo, si acquisisce anche la necessaria capacità di destreggiarsi nella società, decodificando i suoi molteplici linguaggi.
Leggi tutto »
Pubblicato nella categoria
CiaoLapo Onlus,
Counseling,
Educazione Prenatale in data:
gennaio 5, 2010

Busto per Gravidanza
Gravidanza, feto e storia[1]
Riassunto ragionato della relazione di Marie-France Morel
Il lavoro ci propone uno scorcio circa il vissuto della gravidanza dal medioevo ai giorni nostri.
Marie Morel parte con la considerazione che la gravidanza è per la donna d’altri tempi un momento in cui si rispettano credenze e tradizioni, in cui la donna è sottomessa a divieti così come a consigli e ingiunzioni di famiglia e vicinato. Direi che anche oggi la gravida è immersa in un flusso di informazioni più o meno scientifiche e fondate circa il miglior modo di compiere il viaggio che la porterà a dare alla luce suo figlio.
Oggi la maggior parte delle gravidanze sono desiderate e programmate da coppie responsabili che vogliono avere un buon controllo sulla propria vita; un tempo il periodo dell’attesa era spesso accettato in modo passivo, vissuto in un clima di routine, di rassegnazione e di solitudine (non ne era affatto un affare del marito): bisognava fare figli e passare attraverso questo percorso come se nulla dovesse cambiare.
Ancor oggi molte, troppe donne vivono un’attesa non completamente consapevole in cui l’ignoranza di un tempo è spesso sostituita da un’eccessiva medicalizzazione, delegante, e riempiente quella solitudine spesso lamentata.
Leggi tutto »
Pubblicato nella categoria
DBN,
Massaggio in data:
gennaio 3, 2010
Si tratta di un massaggio molto rilassante, dedicato interamente alla colonna vertebrale. Prende il nome dal suo creatore Rudolf Breuss, naturopata austriaco.
Vista la specializzazione dei movimenti rivolti solo alla zona spinale, è il complemento ideale di una seduta di metodo Dorn. Pertanto nei seminari formativi per operatori viene insegnata anche questa tecnica.
Chiunque lo abbia ricevuto si convince dell’unicità di questo massaggio, soprattutto dal punto di vista del rilassamento. Nell’arco di soli 20-30 minuti il ricevente cade in uno stato di profondo torpore e in alcuni casi si addormenta proprio, risvegliandosi molto rilassato e calmo, il che è un risultato importante nel caso di tensioni psicosomatiche.
Leggi tutto »
Pubblicato nella categoria
CiaoLapo Onlus in data:
novembre 24, 2009
“La convinzione che il dolore in un bambino piccolo sia di breve durata è in assoluto un’illusione che ha potuto nascere e persistere a causa del desiderio insito in noi che il bimbo non deve soffrire”.
J Bowlby
Purtroppo non possiamo evitare di far sperimentare ai bambini il dolore per la morte di una persona significativa della loro vita e gli inevitabili cambiamenti e complicazioni che intervengono all’interno della famiglia.
In genere gli adulti, volendoli proteggere, tendono a tacere, a nascondere o a mascherare in qualche modo la verità: pensano che siano troppo piccoli per capire, partecipare, condividere dispiacere e sofferenza, o troppo impressionabili e fragili per reggere una situazione carica di emozioni e tensioni; inoltre temono di non saper gestire le reazioni dei bambino e di commettere degli errori, provocando ulteriori sofferenze.
Ma l’esclusione e il silenzio non proteggono i bambini dalla sofferenza, né li preservano dal disagio, dallo smarrimento, né li fanno diventare più maturi.
I momenti peggiori sono proprio quelli in cui i bambini, anche i più piccoli, percepiscono che è successo e sta avvenendo qualcosa di grave e non sanno trovare risposte a tutto quello che avviene in famiglia, e si sentono esclusi, ignorati e lasciati soli.
I bambini devono invece essere sostenuti e accompagnati passo dopo passo nel percorso di accettazione ed elaborazione della realtà dolorosa e ciò può realizzarsi solo all’interno di un rapporto affettivo fatto di fiducia, dialogo e condivisione sia all’interno della famiglia che in ambito sociale.
La qualità, l’intensità e la durata delle reazioni che i bambini possono presentare, infatti, sono collegate non solo all’evento “morte” in sé, ma alla complessità della situazione vissuta dal bambino prima e dopo la scomparsa della persona amata.
In un ambiente favorevole, che si prende cura del bambino, la morte di un genitore, di un fratello, di un nonno o di una persona cara, non porta necessariamente a gravi difficoltà ed a un arresto dello sviluppo.
I bambini mostrano una certa forza e resistenza nel lottare contro le difficoltà e le tragedie della propria vita e bisogna aver fiducia nelle loro possibilità di partecipazione e recupero, nel loro coraggio e creatività e perfino nel loro realismo e senso pratico. Leggi tutto »
Pubblicato nella categoria
Psicologia in data:
novembre 18, 2009
Quando pensiamo al nostro corpo tentiamo di rappresentarlo nel suo insieme, nel suo aspetto complessivo, nelle sue funzioni e cerchiamo di dargli un un suo significato relazionale, sociale, sentimentale, erotico e generativo, cioè ipotizziamo sulla sua capacità di sviluppo, procreazione e morte.
Proprio nell’adolescenza si prova ad affrontare e realizzare questo compito dello sviluppo che si definisce “mentalizzazione del corpo” per sottolinearne l’aspetto centrale della costruzione di un’immagine , di una rappresentazione di sé ricca di affetti. In nessuna altra fase dello sviluppo può succedere di amare o odiare con così tanta enfasi il proprio corpo. Leggi tutto »
Pubblicato nella categoria
Pedagogia in data:
novembre 17, 2009
La malattia, qualsiasi sia la sua natura o gravità, costituisce un’esperienza critica in ogni stadio di sviluppo del bambino. Essa comporta grandi cambiamenti nella percezione del “sé” e sconvolgimenti importanti nella vita familiare e nel rapporto tra i singoli e l’ambiente.
Il bambino, protagonista della sua stessa vita, ha il diritto ad essere partecipe di tutto ciò che lo riguarda e per supportarlo ad incontrare ed avvicinarsi alla sua malattia è importante non tanto fare ma esserci; ascoltando prima di agire. L’ascolto implica un atteggiamento comunicativo che deve essere chiaro e trasparente, al fine di evitare di cader nel vuoto della comunicazione, mascherata da risposte evasive e da vere e proprie bugie.
“I dottori devono parlare della mia salute in modo semplice, adatto alla mia età, e alla mia capacità di capire. Posso esprimere la mia opinione sulle decisioni che prendono i grandi e su tutti i tipi di cure usate per farmi guarire.”
Il piccolo malato instaura buone relazioni, quando sente di essere rispettato, capito nei suoi bisogni e nei suoi tempi, creduto e sostenuto nella paura, non preso in giro da “bugie” ma accompagnato da spiegazioni comprensibili e veritiere. Un bambino che è aiutato a capire quello che sta vivendo ha maggior forza per affrontare la malattia rispetto ad un altro, nel quale una comunicazione non chiara può generare sentimenti di solitudine o fantasie distruttive. Leggi tutto »
Pubblicato nella categoria
Pedagogia in data:
novembre 17, 2009
“La morte vera, per un bambino sofferente, può essere rappresentata dalla “assenza”, vale a dire dall’esperienza di solitudine ed abbandono in cui è lasciato da un adulto incapace di” essere insieme” a lui.
Comunicare vuol dire “rendere comune”. Da un lato questo significa condividere, instaurare un legame, essere in contatto; dall’altro vuol dire trasmettere messaggi, far sapere, scambiare informazioni. Comunicare con il mondo adulto è fondamentale per sentirsi sostenuti e condividere le eventuali paure segrete sulle cause della propria malattia; si evita così che nascano ingiustificati sensi di colpa, che generano facilmente un calo di autostima, e si evita inoltre il pericolo di pensare che la propria condizione sia stata provocata da una aggressione proveniente dall’esterno, che porterebbe alla chiusura di se stessi e all’isolamento.
I bambini possono e devono comunicare con l’ambiente che li circonda, ma attraverso quale mezzo di comunicazione? … I grandi si aspettano che i bambini si esprimano usando solo la lingua orale; ma questa richiesta presuppone la capacità di usare in modo competente forme di pensiero che i piccini raggiungono solo, quando sono più maturi. Leggi tutto »
Pubblicato nella categoria
Counseling,
Pedagogia in data:
novembre 2, 2009
Quando un bambino nasce avviene il primo grande cambiamento palese che incontra sulla sua strada. Il passare da una situazione di protezione e di accudimento totale, come quella prenatale,al travaglio della nascita,è sicuramente esperienza di cambiamento impegnativa e faticosa. Sarà questa la fatica che caratterizzerà lo scorrere della vita, fatto inevitabilmente di cambiamenti, da quelli più piacevoli a quelli più dolorosi e difficili,come l’esperienza totalizzante ed assoluta della morte, il cambiamento più difficile di tutti perché senza ritorno. Alcune età della vita sembrano condensare questa difficoltà, l’adolescenza ne è un esempio classico, forse il più eclatante, ma altre sono altrettanto pregnanti. Per un bambino che cresce una prova di cambiamento particolarmente faticosa può essere quella dei tre anni, quando va per la prima volta alla scuola materna. Questa difficoltà potrà anche essere vissuta con una maggiore facilità ad ammalarsi, in alcuni casi il bambino probabilmente regredisce, utilizzando il corpo per esprimere il suo disagio. Aiutare un bambino a vivere bene questo passaggio può, perciò ,diventare un’esperienza cardine e fondamentale per il suo processo evolutivo. La scuola materna, in genere, rappresenta infatti la prima grossa prova sociale che il piccolo deve affrontare nel corso della sua crescita, che sarà seguita da molte altre prove di distacchi ugualmente difficili.
Leggi tutto »