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Pedagogia,
Psicologia in data:
luglio 18, 2010

Articolo di: Chiara Mancuso
scarica la legge regionale ligure 15/02/2010 n. 3 in pdf
I disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, discalculia, disgrafia, disortografia, disturbo della comprensione del testo scritto) coinvolgono quasi il 5% della popolazione scolastica.
Probabilmente il dato è sottostimato, perché molti bambini e ragazzi non hanno una diagnosi, dal momento che solo di recente nel nostro paese si è mostrata una certa sensibilità ed attenzione nei riguardi del problema. In paesi dove si ha scarsa corrispondenza fra il modo di scrivere le parole e la loro pronuncia (come ad esempio l’Inghilterra), la percentuale sale a circa il 17%.
I DSA impediscono l’utilizzo in maniera automatica delle capacità di lettura, di scrittura e di calcolo e possono costituire una limitazione importante per l’apprendimento. Inoltre, se non vengono riconosciuti nella loro specificità – ovvero circoscritti alle abilità scolastiche e riconosciuta la causa a livello neurobiologico – ma attribuiti allo scarso impegno, alla sbadataggine, alla pigrizia e alla disattenzione dello studente, possono incidere negativamente sulla formazione del senso di identità.
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AIMI Massaggio Infantile,
Incontri in data:
luglio 16, 2010
Articolo di: Chiara Mancuso
I corsi di Massaggio AIMI sono occasioni dove il genitore può accompagnare, proteggere e stimolare la crescita e la salute del nostro bambino ed è un mezzo privilegiato per comunicare ed essere in contatto con lui. ll massaggio del bambino è semplice, ogni genitore può apprenderlo facilmente; è flessibile, e può adattarsi alle esigenze del bambino, fin da piccolo e durante le diverse fasi della sua crescita.
Di seguito, lascio alcune testimonianza di questa meravigliosa esperienza:
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Grafologia in data:
maggio 20, 2010
Articolo di: Anna Dondero
Settembre 2008: Agostino e Daniele iniziano la classe prima dell’Istituto Alberghiero. La loro
scuola è situata in un paese del Nord Italia a forte vocazione turistica. È un istituto di piccole
dimensioni con circa 400 alunni, con un bacino d’utenza piuttosto vasto e caratterizzata nelle classi
prime da performance scolastiche mediamente piuttosto basse.
Agostino proviene da una famiglia semplice, composta dalla madre che fa la donna delle pulizie,
dal padre operaio e da un fratello di quattro anni più giovane. I genitori sono molto presenti e attenti
ai problemi posti dall’educazione e dalla formazione del figli. Il padre è figura piuttosto autoritaria,
mentre la madre si pone quasi sempre in una posizione di mediatrice delle dinamiche famigliari. Il
ragazzo non ha mai avuto problemi di tipo scolastico o comportamentale. Alle scuole medie era
considerato uno studente modello e si è diplomato con distinto.
Daniele proviene da una famiglia monogenitore ed ha una sorella più grande che frequenta con
profitto la classe quinta del Liceo Scientifico. Ha perso il padre quando aveva nove anni a causa di
tumore ed uno zio, che aveva sostituito la figura paterna, quattro anni dopo sempre per malattia.
Entrambi i genitori sono nati all’estero da migranti italiani e sono vissuti per molti anni in paesi
stranieri, la madre in Argentina e il padre in Svizzera. Il nucleo famigliare non ha parenti stretti in
Italia. Daniele già a partire dalle scuole medie era considerato uno studente problematico,
intemperante, dagli atteggiamenti spesso provocatori nei confronti degli insegnanti. Il rendimento
scolastico era basso e si è diplomato con sufficiente.
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Counseling,
Educazione Prenatale in data:
febbraio 14, 2010
Articolo di: Cristina Fiore
Concepire: incrocio tra il latino “concipere” e l’italiano “capire”; essere contenuto; recita il dizionario etimologico.
Il figlio nasce dal pensiero dei genitori e ne diventa eco e ritratto prendendo un posto importante nella mente; posto che va spesso ad usurpare quello del bambino reale. La fantasia di mamma e papà difficilmente è ferma al neonato in culla; il bimbo concepito (anche solo virtualmente) è già calciatore o ballerina, ha futuro brillante, suonerà il pianoforte.
Non è ferma certo, la mente, alla difficoltà di allattare, alle coliche, ai pannolini, alla stanchezza del post partum. Nella frenesia degli acquisti per il nascituro, tra “trio” carrozzine e completini di pochi centimetri il ruolo genitoriale si perde.
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Pedagogia in data:
febbraio 5, 2010
Articolo di: Paola Paleari
Il Ministero della Salute in collaborazione con l’Unicef, la Regione Veneto e la Federazione Italiana Medici Pediatri (fimp) ha promosso una campagna per la promozione della salute nei primi anni di vita, coinvolgendo le famiglie in un progetto che ha preso il nome di Genitoripiù estendendolo poi in tutto il territorio nazionale.
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Incontri,
Pedagogia in data:
gennaio 14, 2010
Articolo di: Paola Paleari
Da ottobre è iniziato un percorso di lettura nella Scuola dell’Infanzia “Giacomo Guastavino” di Varazze con i bambini delle quattro sezioni suddivisi in fasce d’età.
Ogni mercoledì mattina con l’ausilio delle maestre viene disposto in ogni aula uno spazio in cui i bambini mi accolgono in cerchio per la lettura ad alta voce di una fiaba o di un racconto, a cui segue un percorso di rielaborazione della storia attraverso il gioco, il disegno, la lettura delle immagini. Il laboratorio è strutturato in modo che i bambini possano contattare non solo la dimensione cartacea o quella dei contenuti o delle illustrazioni del libro, ma abbiano l’opportunità di confrontarsi mettendosi in gioco, valorizzando le sensazioni, le riflessioni e le proprie emozioni producendo “frutti” dalla propria lettura, che verranno in seguito condivisi con la famiglia.
Nella scuola la lettura è sempre stata usata dagli insegnanti come attività funzionale e strumentale, per l’utilità pratica che ne può derivare nella scrittura e nella corretta espressione, ma rimane da approfondire e rivalutare il semplice “piacere del leggere”.
Si spiegano così i dati che segnalano una progressiva disaffezione alla lettura nei giovani fino ai 14 anni, evidenziando che il 56,6% delle famiglie italiane dichiara di avere in casa meno di 25 libri il 23% afferma di non averne alcuno.
Più si legge, più si entra in possesso delle conoscenze e, nel contempo, si acquisisce anche la necessaria capacità di destreggiarsi nella società, decodificando i suoi molteplici linguaggi.
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CiaoLapo Onlus,
Counseling,
Educazione Prenatale in data:
gennaio 5, 2010

Busto per Gravidanza
Gravidanza, feto e storia[1]
Riassunto ragionato della relazione di Marie-France Morel
Il lavoro ci propone uno scorcio circa il vissuto della gravidanza dal medioevo ai giorni nostri.
Marie Morel parte con la considerazione che la gravidanza è per la donna d’altri tempi un momento in cui si rispettano credenze e tradizioni, in cui la donna è sottomessa a divieti così come a consigli e ingiunzioni di famiglia e vicinato. Direi che anche oggi la gravida è immersa in un flusso di informazioni più o meno scientifiche e fondate circa il miglior modo di compiere il viaggio che la porterà a dare alla luce suo figlio.
Oggi la maggior parte delle gravidanze sono desiderate e programmate da coppie responsabili che vogliono avere un buon controllo sulla propria vita; un tempo il periodo dell’attesa era spesso accettato in modo passivo, vissuto in un clima di routine, di rassegnazione e di solitudine (non ne era affatto un affare del marito): bisognava fare figli e passare attraverso questo percorso come se nulla dovesse cambiare.
Ancor oggi molte, troppe donne vivono un’attesa non completamente consapevole in cui l’ignoranza di un tempo è spesso sostituita da un’eccessiva medicalizzazione, delegante, e riempiente quella solitudine spesso lamentata.
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DBN,
Massaggio in data:
gennaio 3, 2010
Si tratta di un massaggio molto rilassante, dedicato interamente alla colonna vertebrale. Prende il nome dal suo creatore Rudolf Breuss, naturopata austriaco.
Vista la specializzazione dei movimenti rivolti solo alla zona spinale, è il complemento ideale di una seduta di metodo Dorn. Pertanto nei seminari formativi per operatori viene insegnata anche questa tecnica.
Chiunque lo abbia ricevuto si convince dell’unicità di questo massaggio, soprattutto dal punto di vista del rilassamento. Nell’arco di soli 20-30 minuti il ricevente cade in uno stato di profondo torpore e in alcuni casi si addormenta proprio, risvegliandosi molto rilassato e calmo, il che è un risultato importante nel caso di tensioni psicosomatiche.
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CiaoLapo Onlus in data:
novembre 24, 2009
“La convinzione che il dolore in un bambino piccolo sia di breve durata è in assoluto un’illusione che ha potuto nascere e persistere a causa del desiderio insito in noi che il bimbo non deve soffrire”.
J Bowlby
Purtroppo non possiamo evitare di far sperimentare ai bambini il dolore per la morte di una persona significativa della loro vita e gli inevitabili cambiamenti e complicazioni che intervengono all’interno della famiglia.
In genere gli adulti, volendoli proteggere, tendono a tacere, a nascondere o a mascherare in qualche modo la verità: pensano che siano troppo piccoli per capire, partecipare, condividere dispiacere e sofferenza, o troppo impressionabili e fragili per reggere una situazione carica di emozioni e tensioni; inoltre temono di non saper gestire le reazioni dei bambino e di commettere degli errori, provocando ulteriori sofferenze.
Ma l’esclusione e il silenzio non proteggono i bambini dalla sofferenza, né li preservano dal disagio, dallo smarrimento, né li fanno diventare più maturi.
I momenti peggiori sono proprio quelli in cui i bambini, anche i più piccoli, percepiscono che è successo e sta avvenendo qualcosa di grave e non sanno trovare risposte a tutto quello che avviene in famiglia, e si sentono esclusi, ignorati e lasciati soli.
I bambini devono invece essere sostenuti e accompagnati passo dopo passo nel percorso di accettazione ed elaborazione della realtà dolorosa e ciò può realizzarsi solo all’interno di un rapporto affettivo fatto di fiducia, dialogo e condivisione sia all’interno della famiglia che in ambito sociale.
La qualità, l’intensità e la durata delle reazioni che i bambini possono presentare, infatti, sono collegate non solo all’evento “morte” in sé, ma alla complessità della situazione vissuta dal bambino prima e dopo la scomparsa della persona amata.
In un ambiente favorevole, che si prende cura del bambino, la morte di un genitore, di un fratello, di un nonno o di una persona cara, non porta necessariamente a gravi difficoltà ed a un arresto dello sviluppo.
I bambini mostrano una certa forza e resistenza nel lottare contro le difficoltà e le tragedie della propria vita e bisogna aver fiducia nelle loro possibilità di partecipazione e recupero, nel loro coraggio e creatività e perfino nel loro realismo e senso pratico. Leggi tutto »
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Psicologia in data:
novembre 18, 2009
Quando pensiamo al nostro corpo tentiamo di rappresentarlo nel suo insieme, nel suo aspetto complessivo, nelle sue funzioni e cerchiamo di dargli un un suo significato relazionale, sociale, sentimentale, erotico e generativo, cioè ipotizziamo sulla sua capacità di sviluppo, procreazione e morte.
Proprio nell’adolescenza si prova ad affrontare e realizzare questo compito dello sviluppo che si definisce “mentalizzazione del corpo” per sottolinearne l’aspetto centrale della costruzione di un’immagine , di una rappresentazione di sé ricca di affetti. In nessuna altra fase dello sviluppo può succedere di amare o odiare con così tanta enfasi il proprio corpo. Leggi tutto »