Percorsi di ‘Pedagogia’

DSA: disturbi specifici d’apprendimento

Pubblicato in data: luglio 18, 2010

Articolo di: Chiara Mancuso

scarica la legge regionale ligure 15/02/2010  n. 3 in pdf

I disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, discalculia, disgrafia, disortografia, disturbo della comprensione del testo scritto) coinvolgono quasi il 5% della popolazione scolastica.

Probabilmente il dato è sottostimato, perché molti bambini e ragazzi non hanno una diagnosi, dal momento che solo di recente nel nostro paese si è mostrata una certa sensibilità ed attenzione nei riguardi del problema. In paesi dove si ha scarsa corrispondenza fra il modo di scrivere le parole e la loro pronuncia (come ad esempio l’Inghilterra), la percentuale sale a circa il 17%.

I DSA impediscono l’utilizzo in maniera automatica delle capacità di lettura, di scrittura e di calcolo e possono costituire una limitazione importante per l’apprendimento. Inoltre, se non vengono riconosciuti nella loro specificità – ovvero circoscritti alle abilità scolastiche e riconosciuta la causa a livello neurobiologico – ma attribuiti allo scarso impegno, alla sbadataggine, alla pigrizia e alla disattenzione dello studente, possono incidere negativamente sulla formazione del senso di identità.

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Nutrire la mente per nutrire il corpo

Pubblicato in data: febbraio 5, 2010

Articolo di: Paola Paleari

Il Ministero della Salute in collaborazione con l’Unicef, la Regione Veneto e la Federazione Italiana Medici Pediatri (fimp) ha promosso una campagna per la promozione della salute nei primi anni di vita, coinvolgendo le famiglie in un progetto che ha preso il nome di Genitoripiù estendendolo poi in tutto il territorio nazionale.

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LEGGERE PAGINE: un’esperienza di lettura ad alta voce nella Scuola dell’Infanzia

Pubblicato in data: gennaio 14, 2010

Articolo di: Paola Paleari

Da ottobre è iniziato un percorso di lettura nella Scuola dell’Infanzia “Giacomo Guastavino” di Varazze  con i bambini delle quattro sezioni suddivisi in fasce d’età.
Ogni mercoledì mattina con l’ausilio delle maestre viene disposto in ogni aula uno spazio in cui i bambini mi accolgono in cerchio per la lettura ad alta voce di una fiaba o di un racconto, a cui segue un percorso di rielaborazione della storia attraverso il gioco, il disegno, la lettura delle immagini. Il laboratorio è strutturato in modo che i bambini possano contattare non solo la dimensione cartacea o quella dei contenuti o delle illustrazioni del libro, ma abbiano l’opportunità di confrontarsi mettendosi in gioco, valorizzando le sensazioni, le riflessioni e le proprie emozioni producendo “frutti” dalla propria lettura, che verranno in seguito condivisi con la famiglia.
Nella scuola la lettura è sempre stata usata dagli insegnanti come attività funzionale e strumentale, per l’utilità pratica che ne può derivare nella scrittura e nella corretta espressione, ma rimane  da approfondire e rivalutare il semplice “piacere del leggere”.
Si spiegano così i dati che segnalano una progressiva disaffezione alla lettura nei giovani fino ai 14 anni, evidenziando che il 56,6% delle famiglie italiane dichiara di avere in casa meno di 25 libri il 23% afferma di non averne alcuno.
Più si legge, più si entra in possesso delle conoscenze e, nel contempo, si acquisisce anche la necessaria capacità di destreggiarsi nella società, decodificando i suoi molteplici linguaggi.

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La malattia spiegata dal bambino

Pubblicato in data: novembre 17, 2009

La malattia, qualsiasi sia la sua natura o gravità, costituisce un’esperienza critica in ogni stadio di sviluppo del bambino. Essa comporta grandi cambiamenti nella percezione del “sé” e sconvolgimenti importanti nella vita familiare e nel rapporto tra i singoli e l’ambiente.malattia

Il bambino, protagonista della sua stessa vita, ha il diritto ad essere partecipe di tutto ciò che lo riguarda e per supportarlo ad incontrare ed avvicinarsi alla sua malattia è importante non tanto fare ma esserci; ascoltando prima di agire. L’ascolto implica un atteggiamento comunicativo che deve essere chiaro e trasparente, al fine di evitare di cader nel vuoto della comunicazione, mascherata da risposte evasive e da vere e proprie bugie.

“I dottori devono parlare della mia salute in modo semplice, adatto alla mia età, e alla mia capacità di capire. Posso esprimere la mia opinione sulle decisioni che prendono i grandi e su tutti i tipi di cure usate per farmi guarire.”

Il piccolo malato instaura buone relazioni, quando sente di essere rispettato, capito nei suoi bisogni e nei suoi tempi, creduto e sostenuto nella paura, non preso in giro da “bugie” ma accompagnato da spiegazioni comprensibili e veritiere. Un bambino che è aiutato a capire quello che sta vivendo ha maggior forza per affrontare la malattia rispetto ad un altro, nel quale una comunicazione non chiara può generare sentimenti di solitudine o fantasie distruttive. Leggi tutto »

Comunicare la malattia e comunicare con la malattia

Pubblicato in data: novembre 17, 2009

“La morte vera, per un bambino sofferente, può essere rappresentata dalla “assenza”, vale a dire dall’esperienza di solitudine ed abbandono in cui è lasciato da un adulto incapace di” essere insieme” a lui.

maladieComunicare vuol dire “rendere comune”. Da un lato questo significa condividere, instaurare un legame, essere in contatto; dall’altro vuol dire trasmettere messaggi, far sapere, scambiare informazioni. Comunicare con il mondo adulto è fondamentale per sentirsi sostenuti e condividere le eventuali paure segrete sulle cause della propria malattia; si evita così che nascano ingiustificati sensi di colpa, che generano facilmente un calo di autostima, e si evita inoltre il pericolo di pensare che la propria condizione sia stata provocata da una aggressione proveniente dall’esterno, che porterebbe alla chiusura di se stessi e all’isolamento.

I bambini possono e devono comunicare con l’ambiente che li circonda, ma attraverso quale mezzo di comunicazione? … I grandi si aspettano che i bambini si esprimano usando solo la lingua orale; ma questa richiesta presuppone la capacità di usare in modo competente forme di pensiero che i piccini raggiungono solo, quando sono più maturi. Leggi tutto »

La scolarizzazione come occasione di crescita

Pubblicato in data: novembre 2, 2009

scuolabimbiQuando un bambino nasce avviene il primo grande cambiamento palese che incontra sulla sua strada. Il passare da una situazione di protezione e di accudimento totale, come quella prenatale,al travaglio della nascita,è sicuramente esperienza di cambiamento impegnativa e faticosa. Sarà questa la fatica che caratterizzerà lo scorrere della vita, fatto inevitabilmente di cambiamenti, da quelli più piacevoli a quelli più dolorosi e difficili,come l’esperienza totalizzante ed assoluta della morte, il cambiamento più difficile di tutti perché senza ritorno. Alcune età della vita sembrano condensare questa difficoltà, l’adolescenza ne è un esempio classico, forse il più eclatante, ma altre sono altrettanto pregnanti. Per un bambino che cresce una prova di cambiamento particolarmente faticosa può essere quella dei tre anni, quando va per la prima volta alla scuola materna. Questa difficoltà potrà anche essere vissuta con una maggiore facilità ad ammalarsi, in alcuni casi il bambino probabilmente regredisce, utilizzando il corpo per esprimere il suo disagio. Aiutare un bambino a vivere bene questo passaggio può, perciò ,diventare un’esperienza cardine e fondamentale per il suo processo evolutivo. La scuola materna, in genere, rappresenta infatti la prima grossa prova sociale che il piccolo deve affrontare nel corso della sua crescita, che sarà seguita da molte altre prove di distacchi ugualmente difficili.

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Come la qualità della relazione precoce genitore-bambino può influenzare il futuro rapporto con i figli

Pubblicato in data: novembre 2, 2009

John BowlbyPer poter scrivere esaurientemente sulla qualità della relazione precoce genitore-bambino, e come questa si ripercuoterà sul futuro ruolo genitoriale, trovo utile illustrare, senza dilungarmi troppo, le origini della teoria dell’attaccamento.

La teoria dell’attaccamento è frutto della collaborazione di John Bowlby e Mary Ainsworth. Nel tracciare le basi teoriche del suo pensiero, John Bowlby trasse spunto dall’etologia, dalla cibernetica, dall’informatica, dalla psicologia dello sviluppo e dalla psicoanalisi. Egli, inoltre, rivoluzionò il modo di concepire sia il legame che si stabilisce fra la  madre e il bambino, sia il suo disgregarsi in situazioni di separazione, deprivazione e perdita. La metodologia innovativa di Mary Ainsworth non solo rese possibile verificare empiricamente alcune delle intuizioni di Bowlby, ma contribuì anche ad arricchire la teoria e a suggerirne le attuali linee di sviluppo.

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