Percorsi di ‘Educazione Prenatale’
Pubblicato in data:
febbraio 14, 2010
Articolo di: Cristina Fiore
Concepire: incrocio tra il latino “concipere” e l’italiano “capire”; essere contenuto; recita il dizionario etimologico.
Il figlio nasce dal pensiero dei genitori e ne diventa eco e ritratto prendendo un posto importante nella mente; posto che va spesso ad usurpare quello del bambino reale. La fantasia di mamma e papà difficilmente è ferma al neonato in culla; il bimbo concepito (anche solo virtualmente) è già calciatore o ballerina, ha futuro brillante, suonerà il pianoforte.
Non è ferma certo, la mente, alla difficoltà di allattare, alle coliche, ai pannolini, alla stanchezza del post partum. Nella frenesia degli acquisti per il nascituro, tra “trio” carrozzine e completini di pochi centimetri il ruolo genitoriale si perde.
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Pubblicato in data:
gennaio 5, 2010

Busto per Gravidanza
Gravidanza, feto e storia[1]
Riassunto ragionato della relazione di Marie-France Morel
Il lavoro ci propone uno scorcio circa il vissuto della gravidanza dal medioevo ai giorni nostri.
Marie Morel parte con la considerazione che la gravidanza è per la donna d’altri tempi un momento in cui si rispettano credenze e tradizioni, in cui la donna è sottomessa a divieti così come a consigli e ingiunzioni di famiglia e vicinato. Direi che anche oggi la gravida è immersa in un flusso di informazioni più o meno scientifiche e fondate circa il miglior modo di compiere il viaggio che la porterà a dare alla luce suo figlio.
Oggi la maggior parte delle gravidanze sono desiderate e programmate da coppie responsabili che vogliono avere un buon controllo sulla propria vita; un tempo il periodo dell’attesa era spesso accettato in modo passivo, vissuto in un clima di routine, di rassegnazione e di solitudine (non ne era affatto un affare del marito): bisognava fare figli e passare attraverso questo percorso come se nulla dovesse cambiare.
Ancor oggi molte, troppe donne vivono un’attesa non completamente consapevole in cui l’ignoranza di un tempo è spesso sostituita da un’eccessiva medicalizzazione, delegante, e riempiente quella solitudine spesso lamentata.
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Pubblicato in data:
ottobre 18, 2009
Mi permetto di scrivere queste righe senza consultare pagine scientifiche né citare altisonanti e ragionate bibliografie.
Scherzo con le parole, significanti e significati in una libera associazione di pensieri che passa dal gioco, al prenatale, alla coppia, ai genitori.
Per caso e per amore…
Gioco, il cui etimo comprende il giorno e il dardo[1], è un suono tondo che riempie la bocca e l’anima di sapori sudati e zuccherini.
Mi vien da pensare come il gioco sia una dimensione dell’anima legata al momento più che all’età e così ancora rifletto che nella sfera ludica coesiste quella progettuale intesa come il “role playing” della vita in cui ognuno sperimenta parti di se troppo spesso negate nel quotidiano.
Gioco-Progetto, momento di spinta al dopo, “il termine deriva dal latino proiectum, participio passato del verbo proicere, letteralmente traducibile con gettare avanti; il che spiega anche l’assonanza etimologica dei verbi italiani proiettare e progettare”[2].
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