Percorsi di agosto, 2009
Pubblicato in data:
agosto 31, 2009
“UN LUTTO DI CUI NON SI PARLA È UN LUTTO CHE NON GUARISCE“.
(ANTICO PROVERBO SPAGNOLO)
Articolo di: Paola Paleari
Tutti noi incontriamo una perdita nelle fasi della nostra esistenza. E’ una situazione dolorosa molto intima che mette in discussione il tipo di attaccamento emotivo che si aveva per la persona persa e il ruolo che rivestiva nella vita quotidiana per ciascuno di noi. Leggi tutto »
Pubblicato in data:
agosto 30, 2009
I GRUPPI DI AUTO –MUTUO-AIUTO NELL’ELABORAZIONE DEL LUTTO PERINATALE
“Ti voglio fare un regalo….Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero.
Tu avrai , tu solo, delle stelle che sanno ridere! …
E quando ti consolerai (..) sarai contento di avermi conosciuto”
A. Saint Exupery, il Piccolo Principe
Perdere una persona cara è una delle esperienze più dolorose che ci si trova ad affrontare nella vita.
La paura della morte è una paura universale, talvolta si cerca di esorcizzarla non parlandone, avendo un atteggiamento di rifiuto, di silenzio o mancata partecipazione.
Nella cultura occidentale il concetto e il pensiero della morte vengono allontanati, come un momento che non fa parte della nostra vita e quando succede un evento luttuoso, non si è preparati ad affrontarlo, soprattutto se si perde un bambino in gravidanza, dopo il parto o nei primi mesi di vita.
E’ necessario passare attraverso tutti questi pensieri senza negare l’esistenza del nostro bambino o i nostri sentimenti.
L’elaborazione di un lutto è un processo lungo e articolato, ma spesso la realtà che ci circonda non ha la capacità di aspettare, mentre il rispetto di questi tempi è necessario e può prevenire futuri eventuali disagi psico-emotivi del “lutto complicato”. Leggi tutto »
Pubblicato in data:
agosto 29, 2009
L’INDOVINELLO DI VERONA
Mi piace che questo discorso – proprio nel senso etimologico di “scorribanda qua e là”, nel tempo e nelle discipline umanistiche –, comunque sempre sull’argomento scrittura, s’inizi da quello che la maggior parte dei filologi e storici della lingua e letteratura italiana reputano il primo testo della nostra tradizione linguistica: il cosiddetto “indovinello veronese”, di fine VIII secolo o al massimo principio del IX.
Fu scoperto nel 1924 da Luigi Schiaparelli in un codice della Biblioteca capitolare veronese: è un divertissement, nato probabilmente in ambiente della scuola seppure ricalcando un modello popolare, che un anonimo chierico, forse in un momento di svagatezza o stanchezza, aveva annotato a margine di un manoscritto latino.
Il suo valore non è certo letterario-poetico (non più degli indovinelli della nostra Settimana Enigmistica), ma linguistico, come momento chiave di passaggio fra latino e vol-gare. Alcune desinenze latine cadono (specie quelle verbali), altre restano (es. semen); il lessico è misto; sulla metrica molte e discordanti sono le ipotesi degli studiosi. Non possiamo sapere se l’autore avesse coscienza di adoperare una lingua in effetti nuova, ma oggi si è orientati a considerare questo testo come chiaramente orientato verso il volgare, forse con l’intenzione di adottare il tipo linguistico ormai più corrente.
Ecco il testo, in una delle possibili soluzioni metriche, in questo caso la coppia di esametri ritmici caudati:
Se pareba boves, alba pratalia araba,
albo versorio teneba, et negro semen seminaba.
Ed ecco una possibile traduzione:
Spingeva innanzi i buoi, arava bianchi prati,
teneva un bianco aratro, seminava un nero seme.
La difficoltà maggiore nell’interpretazione è costituita dal se pareba: per il Migliorini l’espressione significa “apparivano” (i buoi), per il Contini “assomigliava” (soggetto sottinteso: la cosa da indovinare), ma più attendibilmente molti studiosi ricordano che ancor oggi nell’Italia settentrionale “parare” significa “spingere avanti”.
In ogni caso l’indovinello gioca sull’equivoco seminare/scrivere.
Spingere innanzi i buoi è spingere le dita.
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Pubblicato in data:
agosto 29, 2009

L’etimo è solenne, consacrato da due radici del greco classico: usare il logos, la ragione discorsiva, per interpretare la grafia umana, anzi per interpretare la persona umana – lo scrivente – a partire dalla sua grafia.
Lo reputava già possibile Aristotele, se ne parla nel Corpus Iuris Civilis Giustiniano, vi si dedicavano i monaci medievali e gli alchimisti rinascimentali in modo più o meno proibito ed esoterico, era divertimento non disdegnato anche da Goethe nei salotti illuministi e romantici.
Ma solo tra fine Ottocento ed inizio Novecento diviene a poco a poco il più possibile scienza, con grandi nomi come Crépieux Jamin in Francia, Saudek in Inghilterra, Pulver in Svizzera, Klages in Germania, padre Moretti in Italia. Essi formulano teorie e le verificano, sperimentano, si confrontano con diagnosi mediche e psichiatriche, con reattivi di intelligenza, con test proiettivi.
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Pubblicato in data:
agosto 25, 2009

Un esercizio importante e basilare del Qigong, derivato dallo stile marziale Yiquan, è quello della posizione statica eretta.
Questa postura è conosciuta come “posizione del palo eretto” o anche come “posizione dell’albero”. La seconda definizione ci aiuta molto a capire la vera natura dell’esercizio, connessa ad un’attenta osservazione dell’albero, che con le radici in profondità si mantiene forte e solido, prendendo il nutrimento che, attraverso il fusto, il tronco e le fronde, porta fino alle foglie più alte; allo stesso tempo, l’albero tende in alto verso il cielo, da dove prende energia dal sole, dalla pioggia, rimanendo stabile, ma morbido e tranquillo al vento, che lo fa ondeggiare senza turbarlo o abbatterlo.
Un’ immagine molto poetica e rilassante, quindi.
Lo scopo principale di questa postura è di tipo salutistico: è un esercizio di accumulazione energetica. Attraverso il rilassamento del corpo e la forma che assumiamo, l’energia che si libera dai muscoli, non più impegnati nella postura, fluisce liberamente nei meridiani del corpo e va ad alimentare tutte le parti di esso, rinvigorendolo. Quando si pratica la nostra mente è attenta a rilevare tutte le sensazioni e gli effetti dell’esercizio e con il tempo la nostra attenzione si affina.
Per la medicina tradizionale cinese gli organi della cavità addominale sono sede dell’energia vitale ed è da qui che questa, attraverso i “meridiani” (o “canali”), si distribuisce in tutto il corpo e in tutti gli organi. Con questo esercizio noi rinvigoriamo le nostre radici, incrementiamo le nostre riserve, ci forniamo quindi di una “base” energetica solida. Si avverte una sensazione di forza che si sviluppa nella regione lombare, di stabilità, di solidità delle gambe e della schiena, unitamente a una sensazione di leggerezza e flessibilità della parte superiore del corpo.
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Pubblicato in data:
agosto 25, 2009
La boxe del principio supremo. E’ il significato letterale di questa antica arte. Un’arte marziale dunque, che utilizza i principi taoisti di “pieno” e “vuoto” nel combattimento e nell’addestramento.
Spesso mi chiedo quale possa essere il significato del Taijiquan nel mondo moderno e credo che le risposte siano molteplici, così come il significato che attribuiamo alla pratica.
Alcuni praticanti si occupano di recuperare al massimo il gesto tecnico e marziale dei movimenti, perseguendone l’efficacia applicativa. Parallelamente a questo processo, in certi casi ci si sforza anche di restaurare accuratamente le movenze originarie delle forme, così come le avevano pensate i capiscuola dei vari stili.
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Pubblicato in data:
agosto 25, 2009

Sento l’esigenza di scrivere alcune osservazioni riguardo questo argomento, dopo aver constatato che a volte le persone sono tratte in inganno e insospettite dalla definizione di “arte marziale”, che però giustamente appartiene al Taijiquan.
Infatti coloro che sono attratti dalla dimensione introspettiva e meditativa di quest’ arte, molto spesso non hanno alcun tipo di interesse nei confronti delle discipline del combattimento, siano pur praticate con fini meramente salutistici o filosofici.
La parola “marziale” ha un significato inequivocabile: origina dalla mitologia greca e fa riferimento al dio Marte, divinità della guerra. Da cui il significato di bellico, militare. L’aggettivo viene anche interpretato in maniera più estesa, come atteggiamento o comportamento fiero, energico.
Affiancandolo al sostantivo “arte” va a formare un binomio comunemente usato per definire tutta una serie di discipline di combattimento, più o meno antiche, in genere di origine orientale.
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Pubblicato in data:
agosto 25, 2009
La mano, strumento anatomico meraviglioso, unico nel suo genere, è stata il mezzo del quale il genere umano si è servito per materializzare il proprio pensiero.
Tutto ciò che l’umanità crea o ha creato in passato passa attraverso un binomio imbattibile, formato da mani e cervello. La capacità degli umani di pensare, ricordare, riordinare eventi in sequenza logica e di servirsene per risolvere problemi è da sempre coniugata con la capacità di fare.
Fare significa costruire materialmente le cose, modificare l’ambiente che ci circonda per mettere in pratica quello che abbiamo pensato precedentemente, per risolvere problemi e vivere meglio. Il binomio mente – mani ha prodotto anche risultati intermedi e meravigliosi, come la scrittura ad esempio, che non hanno un fine materiale immediato, ma sono mezzi di ulteriore di incremento delle nostre potenzialità mentali e materiali.
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Pubblicato in data:
agosto 25, 2009
A mio parere l’origine della scarsa confidenza al contatto che caratterizza la vita moderna, per lo meno in occidente, sta proprio nel nostro stile di vita iper tecnologico.
La ricerca del contatto, di una dimensione atavica che inconsciamente sentiamo nostra, ci spinge pertanto verso le discipline del massaggio, di varie origini. Il benessere che ne riceviamo va oltre il semplice senso di relax, o del sollievo dalle tensioni muscolari.
Non tutti però riescono a riappropriarsi immediatamente di tale dimensione tattile e cutanea. C’è chi ne riceve un imbarazzo iniziale, chi non riesce a superare completamente lo scoglio di farsi toccare da un operatore sconosciuto.
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Pubblicato in data:
agosto 23, 2009
Corso con crediti formativi.
Conduce: Dott. Marilena Pisciella
L’orientamento è finalizzato a fornire allo studente adeguati strumenti informativi e metodologici tali da migliorare la personale capacità di orientamento.
Tali “consapevolezze” sono obiettivo della scuola nel suo insieme, ma dovrebbero potersi sviluppare nell’intero iter scolastico, proprio perché il processo necessita di tempi di insight maturativi, benché esistano dei momenti topici nei quali sono necessari degli interventi specifici, ad impronta tecnica.
E’ in questi momenti di snodo che tale percorso formativo si inserisce ben sapendo che dell’attività formativa ne rappresenta solo un segmento, per quanto importante.
Ulteriori informazioni sul sito
oppure presso la segreteria