Percorsi di ottobre, 2009
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ottobre 18, 2009
Una delle caratteristiche principali del processo di sviluppo adolescenziale è la quantità e la qualità dei “debutti” che il soggetto compie nei campi più diversi. E’ infatti inevitabile debuttare nell’amicizia, nell’amore di coppia, nella vita di gruppo, nelle condotte trasgressive, nei sentimenti di solitudine e in molti atri altri ambiti che avranno seguito nella vita adulta ed anche durante la vecchiaia, ma che si realizzano per la prima volta nell’adolescenza. Questa fase della vita è quindi un susseguirsi di “prime volte” e l’insieme di questi debutti regala all’adolescenza una qualità del tutto speciale.
Una questione molto importante, riguarda il processo di “nascita sociale” dell’adolescente. Si tratta del normale sviluppo e, per molti aspetti, della conclusione del processo di separazione dalla nicchia affettiva primaria. Si presentano all’orizzonte relazionale nuovi oggetti d’amore, nuovi legami sociali con soggetti più o meno della stessa età ed estranei alla famiglia d’origine. Chiunque si ponga in ascolto delle voci che provengono dal mondo interno dell’adolescente che si appresta al debutto sente un trambusto particolare, confusione, l’incertezza che precede la prova. Leggi tutto »
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ottobre 18, 2009
Mi permetto di scrivere queste righe senza consultare pagine scientifiche né citare altisonanti e ragionate bibliografie.
Scherzo con le parole, significanti e significati in una libera associazione di pensieri che passa dal gioco, al prenatale, alla coppia, ai genitori.
Per caso e per amore…
Gioco, il cui etimo comprende il giorno e il dardo[1], è un suono tondo che riempie la bocca e l’anima di sapori sudati e zuccherini.
Mi vien da pensare come il gioco sia una dimensione dell’anima legata al momento più che all’età e così ancora rifletto che nella sfera ludica coesiste quella progettuale intesa come il “role playing” della vita in cui ognuno sperimenta parti di se troppo spesso negate nel quotidiano.
Gioco-Progetto, momento di spinta al dopo, “il termine deriva dal latino proiectum, participio passato del verbo proicere, letteralmente traducibile con gettare avanti; il che spiega anche l’assonanza etimologica dei verbi italiani proiettare e progettare”[2].
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ottobre 10, 2009

E’ noto che il “gruppo classe” è l’unità non solo di apprendimento, ma anche di socializzazione, prevista dalla nostra organizzazione scolastica. Da ciò l’importanza della classe come luogo nel quale impariamo a confrontarci con gli altri e come veicolo di trasmissione di norme sociali. La maggior parte dei progetti sessuali, infatti, prevede l’utilizzo della classe come unità di intervento.
L’obiettivo dell’istruzione sessuale all’interno della scuola non è solo la trasmissione delle conoscenze scientifiche, ma anche di valori sociali ed etici. Spesso quando la sessualità entra nelle scuole, lo fa in modo negativo, collegato al pericolo di malattia e di morte, legata al rischio e non al piacere, alla paura e non alla gioia, alla diffidenza e non alla fiducia.
La lotta alle malattie sessualmente trasmesse ha rischiato di inquadrare l’educazione sessuale in un’ottica igienico-sanitaria eccessivamente medicalizzata. E’ importante invece trasmettere ai ragazzi una visione positiva della salute (non intesa solo come assenza di malattia) e darle un significato unitario nelle sue componenti: fisica, psichica e sociale. In questo modo è preferibile sostituire al termine “prevenzione” che sott’intende un’ottica medica, il concetto di “promozione” che rimanda ad un’espressione di movimento (pro-movere) verso la realizzazione del sé e l’esplorazione del nuovo.
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ottobre 9, 2009
Per autonomia acquatica s’intende la capacità del bambino di compiere uno spostamento più o meno lungo, utilizzando i quattro arti come propulsori e controllando la respirazione.
Non è fondamentale e di natura prioritaria che l’acquaticità 3 mesi–3 anni fornisca l’aspetto della sicurezza (prevenzione dell’annegamento) oppure un risultato tecnico e agonistico precoce (aspetto sportivo), perché i bambini dovrebbero affrontare l’apprendimento del nuoto intorno ai cinque – sei anni, in quanto prima di tale età, non sono in grado di costruire in modo consapevole, delle sequenze motorie coordinate, come quelle delle nuotate.
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ottobre 9, 2009
Il genitore rappresenta l’interlocutore privilegiato per il bambino in quanto lo conosce e riconosce in ogni atteggiamento comunicativo e il bambino è consapevole che il genitore è in grado di interpretare ogni suo segnale.
La mamma e il papà rappresentano una fonte unica di sicurezza insostituibile per il bambino il quale, può alternare ai rischi derivanti dall’esplorazione e sperimentazione, i ritorni “alla base” (il genitore) dove è in grado di vivere momenti di gratificazione fatti di carezze, coccole, parole d’incoraggiamento e stima.
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ottobre 9, 2009

Nell’elemento liquido i neonati compiono movimenti specifici, che a terra non eseguono e che si possono definire “acquatici”: sgambettare, per alcuni come nello stile libero, per altri come nella rana: muovere le braccia come fa un cane con le zampe; infine mettere tutto il corpo in movimento.
Quando si pone un bambino in acqua, lo si osserva compiere movimenti diversi da quelli che fa a terra e i movimenti che fa a terra, uniti a quelli nuovi e più precoci in acqua, determinano un più rapido sviluppo psichico e fisico. In acqua si riesce anche ad accelerare il processo di acquisizione delle capacità motorie, perché i piccoli imparano più movimenti contemporaneamente e prima dei coetanei che li svolgono solo a terra.
Esempio 1: a terra, un bambino, si limita a gattonare, mentre in piscina gattona vicino alla vasca, arriva al suo bordo, si tuffa, si muove fino a tornare al bordo e si spinge fuori dall’acqua cercando di uscire.
Esempio 2: il bambino che a terra impara a girarsi senza ancora riuscire a muoversi e a gattonare, in acqua si spinge e con la ciambella riesce a raggiungere la mamma.
Da ciò deriva che eseguire movimenti complessi in acqua risulta più facile ed istintivo.
Inoltre, l’attività acquatica permette al bambini di stancarsi di più e consumare più energia che porta ad avere o più appetito e dormire meglio:
“una precoce attività fisica aiuta a migliorare le performance di tutti gli apparati”
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ottobre 8, 2009
Il pianto del neonato è la prima forma di comunicazione col mondo e serve per attirare su di sé l’attenzione dei genitori, per mettersi in comunicazione con chi si prende cura di lui o per scaricare un momento di tensione. Il pianto non è solamente il mezzo per raggiungere il soddisfacimento del bisogno fisico ma è anche un gesto per comunicare un bisogno emotivo.
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ottobre 8, 2009
Coliche, gas e aria rappresentano un fenomeno dalle cause misteriose che portano il genitore ad assumere un atteggiamento molto ansioso, in quanto si tratterebbe di un momento che non può essere gestito razionalmente e soprattutto non possiede cause certe e identificabile.
In quel momento, il genitore si trova in uno stato di totale impotenza e ciò che gli rimane è la capacità di ascoltare il proprio piccolo, con il cuore e rassicurarlo con la voce dell’amore.
Il rapporto mamma-bambino, non è un rapporto fondato solamente sul dovere assistenziale ma è soprattutto una relazione fondata sull’amore, sul rispetto e la capacità di ascoltare il proprio piccolo, principalmente nei momenti di difficoltà e stress.
Il genitore di un bimbo che soffre di coliche, gas e aria ricerca nelle sedute di massaggio infantile, una cura immediata, che elimini questo disagio che destabilizza il genitore, in primis, e il proprio bambino. La società attuale ci abitua a ricercare soluzioni utili, immediate e soprattutto rapide, perché non possediamo “il tempo” di aspettare, di ascoltare altro che talvolta potrebbe essere migliore. Leggi tutto »
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ottobre 4, 2009
Empatia, una delle condizioni dell’ascolto empatico, movens delle relazioni d’aiuto, imprescindibile rogersiana condizione è ad oggi un dominio condiviso tra psicologi, cousellors, psichiatri, neurobiologi, educatori, ricercatori, insegnanti, genitori, fidanzati.
L’assidua frequentazione ne fa “terreno dei popoli” e i popoli inquinano, calpestano, strausano e ristagnano in definizioni riportate e rivendute senza averle mai davvero digerite.
L’etimo è noto, somma le parole greche en (dentro) e pathos (sofferenza, sentimento ).
Il termine definiva il rapporto che legava l’attore- cantore al suo pubblico; è nella tragedia (che lega il suo nome ad antichi culti) greca che la filosofia affonda le sue radici e la drammatica Ateniese del V e IV a.C. (Eschilo, Sofocle, Euripide) riflette il suo tempo.
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