Percorsi di novembre, 2009

Troppo Cielo, poca Terra

Pubblicato in data: novembre 24, 2009

“La convinzione che il dolore in un bambino piccolo sia di breve durata è in assoluto un’illusione che ha potuto nascere e persistere a causa del desiderio insito in noi che il bimbo non deve soffrire”.
J Bowlby

Purtroppo non possiamo evitare di far sperimentare ai bambini il dolore per la morte di una persona significativa della loro vita e gli inevitabili cambiamenti e complicazioni che intervengono all’interno della famiglia.uccellino
In genere gli adulti, volendoli proteggere, tendono a tacere, a nascondere o a mascherare in qualche modo la verità: pensano che siano troppo piccoli per capire, partecipare, condividere dispiacere e sofferenza, o troppo impressionabili e fragili per reggere una situazione carica di emozioni e tensioni; inoltre temono di non saper gestire le reazioni dei bambino e di commettere degli errori, provocando ulteriori sofferenze.
Ma l’esclusione e il silenzio non proteggono i bambini dalla sofferenza, né li preservano dal disagio, dallo smarrimento, né li fanno diventare più maturi.
I momenti peggiori sono proprio quelli in cui i bambini, anche i più piccoli, percepiscono che è successo e sta avvenendo qualcosa di grave e non sanno trovare risposte a tutto quello che avviene in famiglia, e si sentono esclusi, ignorati e lasciati soli.
I bambini devono invece essere sostenuti e accompagnati passo dopo passo nel percorso di accettazione ed elaborazione della realtà dolorosa e ciò può realizzarsi solo all’interno di un rapporto affettivo fatto di fiducia, dialogo e condivisione sia all’interno della famiglia che in ambito sociale.
La qualità, l’intensità e la durata delle reazioni che i bambini possono presentare,  infatti, sono collegate non solo all’evento “morte” in sé, ma alla complessità della situazione vissuta dal bambino prima e dopo la scomparsa della persona amata.
In un ambiente favorevole, che si prende cura del bambino, la morte di un genitore, di un fratello, di un nonno o di una persona cara, non porta necessariamente a gravi difficoltà ed a un arresto dello sviluppo.
I bambini mostrano una certa forza e resistenza nel lottare contro le difficoltà e le tragedie della propria vita e bisogna aver fiducia nelle loro possibilità di partecipazione e recupero, nel loro coraggio e creatività e perfino nel loro realismo e senso pratico. Leggi tutto »

Mentalizzazione del corpo

Pubblicato in data: novembre 18, 2009

giovanimaniQuando pensiamo al nostro corpo tentiamo di rappresentarlo nel suo insieme, nel suo aspetto complessivo, nelle sue funzioni e cerchiamo di dargli un un suo significato relazionale, sociale, sentimentale, erotico e generativo, cioè ipotizziamo sulla sua capacità di sviluppo, procreazione e morte.

Proprio nell’adolescenza si prova ad affrontare e realizzare questo compito dello sviluppo che si definisce “mentalizzazione del corpo” per sottolinearne l’aspetto centrale della costruzione di un’immagine , di una rappresentazione di sé ricca di affetti. In nessuna altra fase dello sviluppo può succedere di amare o odiare con così tanta enfasi il proprio corpo. Leggi tutto »

La malattia spiegata dal bambino

Pubblicato in data: novembre 17, 2009

La malattia, qualsiasi sia la sua natura o gravità, costituisce un’esperienza critica in ogni stadio di sviluppo del bambino. Essa comporta grandi cambiamenti nella percezione del “sé” e sconvolgimenti importanti nella vita familiare e nel rapporto tra i singoli e l’ambiente.malattia

Il bambino, protagonista della sua stessa vita, ha il diritto ad essere partecipe di tutto ciò che lo riguarda e per supportarlo ad incontrare ed avvicinarsi alla sua malattia è importante non tanto fare ma esserci; ascoltando prima di agire. L’ascolto implica un atteggiamento comunicativo che deve essere chiaro e trasparente, al fine di evitare di cader nel vuoto della comunicazione, mascherata da risposte evasive e da vere e proprie bugie.

“I dottori devono parlare della mia salute in modo semplice, adatto alla mia età, e alla mia capacità di capire. Posso esprimere la mia opinione sulle decisioni che prendono i grandi e su tutti i tipi di cure usate per farmi guarire.”

Il piccolo malato instaura buone relazioni, quando sente di essere rispettato, capito nei suoi bisogni e nei suoi tempi, creduto e sostenuto nella paura, non preso in giro da “bugie” ma accompagnato da spiegazioni comprensibili e veritiere. Un bambino che è aiutato a capire quello che sta vivendo ha maggior forza per affrontare la malattia rispetto ad un altro, nel quale una comunicazione non chiara può generare sentimenti di solitudine o fantasie distruttive. Leggi tutto »

Comunicare la malattia e comunicare con la malattia

Pubblicato in data: novembre 17, 2009

“La morte vera, per un bambino sofferente, può essere rappresentata dalla “assenza”, vale a dire dall’esperienza di solitudine ed abbandono in cui è lasciato da un adulto incapace di” essere insieme” a lui.

maladieComunicare vuol dire “rendere comune”. Da un lato questo significa condividere, instaurare un legame, essere in contatto; dall’altro vuol dire trasmettere messaggi, far sapere, scambiare informazioni. Comunicare con il mondo adulto è fondamentale per sentirsi sostenuti e condividere le eventuali paure segrete sulle cause della propria malattia; si evita così che nascano ingiustificati sensi di colpa, che generano facilmente un calo di autostima, e si evita inoltre il pericolo di pensare che la propria condizione sia stata provocata da una aggressione proveniente dall’esterno, che porterebbe alla chiusura di se stessi e all’isolamento.

I bambini possono e devono comunicare con l’ambiente che li circonda, ma attraverso quale mezzo di comunicazione? … I grandi si aspettano che i bambini si esprimano usando solo la lingua orale; ma questa richiesta presuppone la capacità di usare in modo competente forme di pensiero che i piccini raggiungono solo, quando sono più maturi. Leggi tutto »

La scolarizzazione come occasione di crescita

Pubblicato in data: novembre 2, 2009

scuolabimbiQuando un bambino nasce avviene il primo grande cambiamento palese che incontra sulla sua strada. Il passare da una situazione di protezione e di accudimento totale, come quella prenatale,al travaglio della nascita,è sicuramente esperienza di cambiamento impegnativa e faticosa. Sarà questa la fatica che caratterizzerà lo scorrere della vita, fatto inevitabilmente di cambiamenti, da quelli più piacevoli a quelli più dolorosi e difficili,come l’esperienza totalizzante ed assoluta della morte, il cambiamento più difficile di tutti perché senza ritorno. Alcune età della vita sembrano condensare questa difficoltà, l’adolescenza ne è un esempio classico, forse il più eclatante, ma altre sono altrettanto pregnanti. Per un bambino che cresce una prova di cambiamento particolarmente faticosa può essere quella dei tre anni, quando va per la prima volta alla scuola materna. Questa difficoltà potrà anche essere vissuta con una maggiore facilità ad ammalarsi, in alcuni casi il bambino probabilmente regredisce, utilizzando il corpo per esprimere il suo disagio. Aiutare un bambino a vivere bene questo passaggio può, perciò ,diventare un’esperienza cardine e fondamentale per il suo processo evolutivo. La scuola materna, in genere, rappresenta infatti la prima grossa prova sociale che il piccolo deve affrontare nel corso della sua crescita, che sarà seguita da molte altre prove di distacchi ugualmente difficili.

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Come la qualità della relazione precoce genitore-bambino può influenzare il futuro rapporto con i figli

Pubblicato in data: novembre 2, 2009

John BowlbyPer poter scrivere esaurientemente sulla qualità della relazione precoce genitore-bambino, e come questa si ripercuoterà sul futuro ruolo genitoriale, trovo utile illustrare, senza dilungarmi troppo, le origini della teoria dell’attaccamento.

La teoria dell’attaccamento è frutto della collaborazione di John Bowlby e Mary Ainsworth. Nel tracciare le basi teoriche del suo pensiero, John Bowlby trasse spunto dall’etologia, dalla cibernetica, dall’informatica, dalla psicologia dello sviluppo e dalla psicoanalisi. Egli, inoltre, rivoluzionò il modo di concepire sia il legame che si stabilisce fra la  madre e il bambino, sia il suo disgregarsi in situazioni di separazione, deprivazione e perdita. La metodologia innovativa di Mary Ainsworth non solo rese possibile verificare empiricamente alcune delle intuizioni di Bowlby, ma contribuì anche ad arricchire la teoria e a suggerirne le attuali linee di sviluppo.

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