LEGGERE PAGINE: un’esperienza di lettura ad alta voce nella Scuola dell’Infanzia

Pubblicato in data: gennaio 14, 2010

Articolo di: Paola Paleari

Da ottobre è iniziato un percorso di lettura nella Scuola dell’Infanzia “Giacomo Guastavino” di Varazze  con i bambini delle quattro sezioni suddivisi in fasce d’età.
Ogni mercoledì mattina con l’ausilio delle maestre viene disposto in ogni aula uno spazio in cui i bambini mi accolgono in cerchio per la lettura ad alta voce di una fiaba o di un racconto, a cui segue un percorso di rielaborazione della storia attraverso il gioco, il disegno, la lettura delle immagini. Il laboratorio è strutturato in modo che i bambini possano contattare non solo la dimensione cartacea o quella dei contenuti o delle illustrazioni del libro, ma abbiano l’opportunità di confrontarsi mettendosi in gioco, valorizzando le sensazioni, le riflessioni e le proprie emozioni producendo “frutti” dalla propria lettura, che verranno in seguito condivisi con la famiglia.
Nella scuola la lettura è sempre stata usata dagli insegnanti come attività funzionale e strumentale, per l’utilità pratica che ne può derivare nella scrittura e nella corretta espressione, ma rimane  da approfondire e rivalutare il semplice “piacere del leggere”.
Si spiegano così i dati che segnalano una progressiva disaffezione alla lettura nei giovani fino ai 14 anni, evidenziando che il 56,6% delle famiglie italiane dichiara di avere in casa meno di 25 libri il 23% afferma di non averne alcuno.
Più si legge, più si entra in possesso delle conoscenze e, nel contempo, si acquisisce anche la necessaria capacità di destreggiarsi nella società, decodificando i suoi molteplici linguaggi.


Ma la capacità di leggere non è innata, anche se in ognuno sussistono le condizioni e i mezzi perché possa svilupparsi. All’inizio è richiesto un indubbio sforzo di apprendimento che è sostenuto dalla curiosità di scoprire determinati “meccanismi” e dal desiderio di riuscirci; successivamente, per poter divenire abile lettore, l’esercizio del leggere deve essere sostenuto da forti motivazioni.
Avvicinare il bambino al libro in età precoce, seppur in modo giocoso e aiutare i bambini a trovare il piacere di leggere, aumenta la motivazione necessaria ad apprendere la tecnica della lettura.
In questo contesto anche la Scuola dell’Infanzia concorre con la famiglia alla formazione integrale della personalità dei bambini dai tre ai cinque anni, destinati a diventare delle persone con una propria identità, capaci di autonomia e dotati di competenze cognitive, affettive e sociali tali da consentirne un equilibrato inserimento nel mondo.
Sono convinta infatti che il bambino sia da considerarsi un essere attivo, capace di interagire con i pari, gli adulti e  l’ambiente che lo circonda; soprattutto credo che sia una persona portatrice di diritti irrinunciabili, primo fra tutti quello di vedersi garantita la possibilità di sviluppare appieno tutte le proprie potenzialità fisiche e mentali.
Educare ha una doppia etimologia: ex-ducere significa tirar fuori, valorizzare risorse potenziali nel contesto culturale e sociale nel cui ambito il bambino vive e cresce in un continuo condizionamento da parte della famiglia, della scuola, dell’ambiente; condizionamento che comprende limiti o vantaggi nella misura in cui è frutto di una reale comprensione del bambino e delle sue esigenze e di una consapevole e intenzionale messa in atto di positivi interventi educativi.
L’etimologia sanscrita edh  significa crescere: è l’educazione che si rivolge all’essere e propone l’intelligenza per risolvere le situazioni, il coraggio e la prudenza per affrontarle, la generosità di dare se stessi, l’attenzione sull’altro, l’equilibrio nel distribuire le forze, l’attenzione per valutare le conseguenze dell’azione.  Soprattutto insegna una morale: che il miglior impiego dell’energia richiede di essere tutti insieme a crescere e progredire.
L’istruzione, ovviamente profondamente intrecciata con l’educazione, fornisce nozioni specifiche, tecniche, abilità, presupposti di un inserimento generalmente “produttivo” nella società.
Attraverso la lettura, l’adulto contribuisce a questo processo formativo di rafforzare l’identità, l’autonomia e le competenze, facendo immedesimare il bambino nelle situazioni e nei personaggi delle storie raccontate. Tramite la narrazione di storie e racconti il bambino può sperimentare in modo protetto reale e fantastico; sviluppa le basi della simbolizzazione ed incontra i sistemi simbolico culturali di cui è nel contempo fruitore e produttore. L’approccio al libro rappresenta inoltre per i bambini un’opportunità per manipolare, guardare, leggere le figure, giocare con il libro e favorire un atteggiamento ricco di aspettative, curiosità e sorprese.
La possibilità per il bambino di utilizzare i libri in modo soddisfacente, non è naturale né innata, bensì è appresa e agevolata dalla presenza di un adulto, affettivamente vicino al bambino e capace di immergersi con lui nell’esperienza di lettura e relazione.
Il rapporto tra l’adulto ed il bambino è mediato dal libro che aiuta ad instaurare un rapporto che non si realizzerebbe ascoltando un nastro registrato o vedendo la tv. La lettura è per quest’ultimo uno strumento ideale per trattenere con sé l’adulto nel modo a lui più gradito, cioè con dedizione, partecipazione completa e senza distrazioni: la sua presenza è consolatoria, e fornisce protezione e sicurezza. Quando il bambino chiede la ripetizione della lettura non necessariamente è interessato alla storia ma forse vuole prolungare quella sensazione piacevole e continuare ad avere la mamma -il papà, la zia o l’insegnante- accanto.
Leggere al/insieme al bambino è un’esperienza che riveste una profonda valenza affettiva e cognitiva. La lettura a voce alta, infatti, contiene molte valenze legate a modelli di comunicazione positivi e affettivi che influiscono in modo rilevante sullo sviluppo emotivo del bambino. Sfogliare insieme le pagine, soffermandosi sulle immagini, condividere emozioni e sensazioni suscitate dalla storia letta crea un clima di forte condivisione e intesa.
Il rapporto del bambino con il libro è importante per la crescita dell’intera personalità e se risvegliato in età della scuola dell’infanzia, si pongono le basi del futuro “piacere di leggere” e, forse, degli interessi che accompagneranno il curriculum scolastico successivo e tutta la vita.
Spesso i bambini che imparano con più facilità a leggere sono quelli a cui sono stati letti molti libri. Possono infatti godere di un’esposizione alla lettura costante nel tempo giungendo alla prima elementare con maggiori capacità e conoscenze basilari per la futura decodifica delle parole. Con la lettura il bambino si appropria lentamente della lingua materna, delle sue parole, della sua forma e struttura. Questo gli serve per costruire le  proprie strutture mentali, per capire i rapporti (io e gli altri, io e le cose) e le distanze spazio-temporali e gli permetterà di imparare a leggere e scrivere con maggiore facilità (G. Petter, La narrativa a scuola, ed. Erickson).
L’ascolto di un racconto letto da un adulto è già una prima forma di lettura poiché ascoltando, il bambino, “legge il libro con l’orecchio”. Più tardi imparerà anche a leggerlo con gli occhi e a decifrare la lingua scritta. Il piacere, la suggestione, il fascino di queste prime impressioni incideranno sulle sue esperienze di lettore e risveglieranno sempre motivazioni positive per il libro e per la lettura in genere.
Nell’ambito della narrazione e della lettura ad alta voce nella Scuola dell’ Infanzia mi si è posto innanzitutto il problema di che cosa raccontare e leggere. Ho  cercato di soddisfare i bisogni dei bambini, quelli che vengono definite “le esigenze non materiali dell’infanzia” guidata dalla consapevolezza delle peculiarità del bambino poc’anzi descritte: il bisogno di affettività, di sicurezza, di conoscenza, di capacità e possibilità di esprimersi, di rappresentare i propri sentimenti e le proprie emozioni. Da questa considerazione è deriva l’opportunità di operare scelte ponendosi dalla parte del bambino, “vedendo” con i suoi occhi.
I bambini desiderano poter trovare nelle letture tutta la vasta gamma dei sentimenti complessi: le gelosie, le ansietà, le collere, la melanconia, anche gli impulsi di violenza e di aggressività inconfessati, come pure la gioia, l’allegria, la contentezza. Mentre si identificano con i personaggi e “si confrontano  con sentimenti e aspetti autentici della vita, possono quindi trovare conferma delle emozioni che li turbano, in modo da sapere se ciò che sentono è valido” (S. Blezza Picherle, Leggere nella scuola materna, La Scuola, Brescia 1996); li coinvolge nel superamento delle prove e nella ricerca delle soluzioni.
Alla questione relativa alla scelta dei racconti e delle letture meglio adatte ai bambini in età prescolare, è seguita quella della modalità con cui proporle.
Gli Orientamenti programmatici per la scuola dell’infanzia invitano a non trascurare i linguaggi non verbali presenti nel bambino: l’avvicinamento fisico, l’approccio con i materiali di gioco, l’esplorazione dello spazio, il desiderio di autonomia e di consenso del gruppo. Ho cercato di adattare  le modalità di pormi  a livello gestuale, di variare il tono di voce in relazione alle situazioni, il ritmo espositivo, i canali comunicativi, nell’osservanza di due principi: la centralità del gioco e il rispetto di quello che, richiamandosi a Daniel Pennac (Come un Romanzo, Feltrinelli, 1993), deve essere considerato un diritto di tutti: quello di restare in silenzio e non essere disponibili ad alcuna attività, liberi di pensare con i propri mezzi a quello che si è sentito, di elaborare nell’intimo le proprie emozioni e i propri sentimenti.

Aggiungi un commento